L’emocromo rappresenta uno degli esami più richiesti nella pratica clinica veterinaria. Tuttavia, l’affidabilità di questo test non dipende esclusivamente dalla conta delle cellule ematiche, ma anche dalla tecnologia utilizzata e dalla corretta interpretazione dei risultati.
Per questo motivo abbiamo scelto la piattaforma Sysmex XN, oggi considerata uno dei sistemi più evoluti per l’ematologia veterinaria. Grazie all’impiego combinato di impedenza, citometria a flusso in fluorescenza e laser scatter, l’analizzatore fornisce una caratterizzazione molto più accurata delle popolazioni cellulari rispetto agli strumenti tradizionali.
Una valutazione piastrinica più affidabile
Uno dei limiti più frequenti dell’emocromo riguarda la conta delle piastrine. Nei piccoli animali, infatti, gli aggregati piastrinici possono determinare una pseudotrombocitopenia, rendendo poco attendibile il risultato strumentale.
Per questo motivo ogni emocromo eseguito viene sempre integrato dalla valutazione dello striscio ematico, indispensabile per confermare o escludere la presenza di aggregati, valutare la morfologia cellulare e validare il risultato analitico.
Quando la trombocitopenia viene confermata, la tecnologia Sysmex consente inoltre di ottenere un profilo piastrinico avanzato, comprendente:
- IPF (Immature Platelet Fraction)
- IPF# (conteggio assoluto delle piastrine immature)
- P-LCR (Platelet Large Cell Ratio)
- MPV (Volume Piastrinico Medio)
- PDW (Platelet Distribution Width)
- PCT (Piastrinocrito)
Tra questi parametri, l’IPF rappresenta oggi uno dei più innovativi. Grazie alla tecnologia in fluorescenza è possibile identificare le piastrine immature contenenti RNA residuo e valutare in maniera indiretta la risposta del midollo osseo.
Un IPF elevato è indicativo di una risposta rigenerativa, tipica delle trombocitopenie da aumentata distruzione o consumo periferico, mentre un IPF basso o normale suggerisce un difetto di produzione midollare.
Dalla ricerca alla pratica clinica
L’interesse clinico dell’IPF è stato confermato anche da uno studio realizzato da CDVet Research, in collaborazione con l’Università di Camerino, presentato al Congresso Europeo di Patologia Clinica Veterinaria (ESVCP/ECVCP).
Lo studio ha dimostrato che i valori di IPF e IPF# aumentano significativamente nei cani trombocitopenici, confermando il ruolo dell’IPF come indicatore precoce e non invasivo dell’attività megacariocitaria e della risposta midollare.