EHRLICHIA CANIS

L’ehrlichiosi canina è una malattia sistemica causata da Ehrlichia canis di gravità variabile a seconda dello stadio clinico: può presentarsi in forma acuta, subclinica o cronica. Ogni fase si associa a sintomi e segni clinici e alterazioni di laboratorio diversi ed è importante cercare di individuare in quale fase si trovi il paziente per poter scegliere il test con le performance diagnostiche migliori.

La fase acuta è caratterizzata da febbre, abbattimento, linfoadenomegalia, splenomegalia, artralgia, mialgia, petecchie, epistassi, anomalie oculari. Le alterazioni clinicopatologiche più comuni sono piastrinopenia, lieve anemia non rigenerativa, leucocitosi o leucopenia, aumento delle proteine di fare acuta. Dopo 2-4 settimane, se l’animale sopravvive, i segni scompaiono anche senza trattamento farmacologico.

Soprattutto in assenza di terapia alcuni cani diventano portatori subclinici e possono diventare un’importante fonte di infezione per mesi e anni. In questa fase l’animale non presenta alcun segno clinicamente visibile ma all’esame ematologico può essere rilevata una lieve trombocitopenia.

Alcuni cani infetti subclinicamente, possono sviluppare la forma cronica, che si presenta con dimagrimento, mialgia, sanguinamenti, lesioni oculari, segni neurologici, iperazotemia, proteinuria, iperglobulinemia, pancitopenia.

Quale test diagnostico scegliere e come interpretare i risultati

ESAME DELLO STRISCIO DI SANGUE PERIFERICO

Nel corso della fase acuta è possibile osservare le morule nei linfociti e nei monociti. Tuttavia, le batteriemie sono di bassa entità e di conseguenza la sensibilità della ricerca microscopica è bassa (numerosi falsi negativi): non evidenziare le morule non consente di escludere la malattia.

IF

L’immunofluorescenza misura la presenza di anticorpi; questi vengono prodotti circa 8-12 giorni dopo l’infezione, talvolta dopo che sono comparsi sintomi clinici. Per questa ragione una titolazione nella fase acuta – iperacuta della malattia può risultare negativa (falso negativo), mentre un titolo negativo in un cane che presenta la sintomatologia da molti giorni ci consente di escludere la malattia con elevata probabilità.

Se viene sospettata una forma acuta per dimostrare una associazione tra Ehrlichiosi e sintomi clinici e alterazioni clinico-patologiche   è necessario osservare un aumento di 3-4 diluizioni del secondo titolo misurato a 3 settimane di distanza dal primo (es. 1:80 il primo, 1:640 o 1:1280 il secondo)

Un primo titolo molto elevato in presenza di un quadro clinico e clinico-patologico compatibili, aumenta di molto la probabilità di malattia, ma non consente di diagnosticarla con certezza (poiché titoli anticorpali elevati possono persistere anche anni dopo l’infezione).

NB: Iniziare dopo il primo titolo la terapia antibiotica non arresta la risposta anticorpale; una terapia cortisonica immunosoppressiva potrebbe invece sopprimerla.

Nella fase acuta è preferibile ricercare l’Ehrlichia su sangue mediante PCR (fase acuta e fase subclinica) o su milza o midollo (in fase subclinica o cronica, sono le matrici con migliore sensibilità).

Un titolo elevato, in paziente asintomatico ed in assenza di alterazioni clinico-patologiche compatibili, può indicare una precedente esposizione con guarigione eziologica (il patogeno è stato eliminato) oppure una forma subclinica (il patogeno è ancora presente). Anche in questo caso per distinguere i due casi è necessario ricercare l’Ehrlichia mediante esame PCR utilizzando come matrice milza, midollo osseo o linfonodi (matrici con maggiore sensibilità); si ricorda infatti che in caso di fase subacuta o cronica è improbabile trovare il patogeno nel sangue.

PCR

Questa metodica ricerca direttamente l’Ehrlichia. Trattasi di una tecnica molto accurata su sangue (e preferibile all’IF) quando si sospetta una forma acuta; le batteriemie, infatti, durano diverse settimane (in assenza di terapia!).

La PCR su sangue è possibile utilizzarla anche se si sospetta una forma subclinica (con minore sensibilità, è possibile, cioè, che si ottenga un falso negativo perché il patogeno si è “rifugiato” nella milza o nel midollo).

Nel caso in cui si sospetti una forma cronica, invece, è necessario utilizzare come matrice un aspirato splenico o midollare e sono possibili in ogni caso falsi negativi.

La PCR non può essere utilizzata se è stata già iniziata la terapia antibiotica da più di 24 ore.

Poiché in alcuni casi la terapia antibiotica non garantisce la guarigione eziologica (miglioramento del quadro clinico ma persistenza del patogeno nell’organismo) molti Autori suggeriscono di effettuare una PCR dopo 1 – 2 settimane dalla sospensione del ciclo antibiotico completo, su sangue o, meglio ancora, su milza, per verificare la reale guarigione ed evitare il rischio che il paziente possa sviluppare la forma cronica, in genere letale.