In Italia le 3 specie principalmente responsabili di babesiosi nel cane sono Babesia canis, Babesia vogeli (grandi babesie) e B. gibsoni (piccola babesia). Il quadro clinico è eterogeneo, andando da forme asintomatiche subcliniche a forme letali e varia in base alla specie di Babesia, alla presenza di eventuali comorbidità, in base all’età (cani giovani hanno forme più severe) allo stato immunitario del cane.
Quando presenti i segni- sintomi della forma acuta sono abbattimento, ipertermia, anoressia, pallore delle mucose, pigmenturia, ittero, linfoadenomegalia; le alterazioni clinico-patologiche più comuni sono trombocitopenia, anemia sia rigenerativa che non rigenerativa, leucopenia o leucocitosi, aumento degli enzimi epatici. Le forme più severe si presentano con quadri infiammatori gravi con coinvolgimento sistemico multiorgano. In assenza di terapia adeguata sono frequenti le infezioni croniche, subcliniche o con alterazioni cliniche e clinicopatologiche lievi.
Quale test diagnostico scegliere e come interpretare i risultati
ESAME DELLO STRISCIO DI SANGUE PERIFERICO
Nel corso della fase acuta è frequente osservare le forme parassitarie all’interno degli eritrociti, i merozoiti, sebbene la sensibilità della ricerca sia soltanto moderata con possibili falsi negativi: non evidenziare i protozoi allo striscio non consente di escludere la malattia. B. gibsoni a causa delle sue piccole dimensioni è più difficile da identificare.
IFAT
Gli anticorpi vengono prodotti 3-4 settimane dopo l’infezione, spesso dopo che i sintomi segni clinici sono comparsi; ciò significa che un test sierologico effettuato in questa fase darà esito negativo. Per dimostrare che la Babesia è responsabile del quadro clinico bisogna osservare un aumento di 3-4 diluizioni del secondo titolo, misurato 2-3 settimane dopo il primo (es. 1:80 il primo, 1:640 o 1:1280 il secondo). I test in immunofluorescenza che rilevano gli anticorpi non distinguono le infezioni delle diverse Babesie (cross-reattività). Un singolo titolo molto elevato, in presenza di un quadro clinico e clinico-patologico suggestivi, aumenta molto la probabilità di malattia, ma non consente di diagnosticarla con certezza, poiché titoli elevati possono persistere anche anni dopo l’infezione. I titoli possono abbassarsi alcune settimane dopo la guarigione ma possono restare elevati a lungo, per questo non è utile misurare gli anticorpi per verificare la guarigione. In caso di sospetto diagnostico è preferibile utilizzare la PCR per diagnosticare la malattia.
PCR
La Babesia può essere rilevata mediante PCR eseguita su DNA estratto da campioni di sangue o da aspirato splenico.
Alcuni metodi in PCR hanno un limite inferiore di rilevamento di 0,001% di eritrociti parassitati; la metodica in PCR è più sensibile di 1300 volte rispetto alla microscopia ottica.
L’identificazione della specie di Babesia può essere eseguita mediante sequenziamento del DNA o mediante metodi di PCR specie-specifici.
In molti casi la presentazione clinica è indistinguibile tra le diverse specie di Babesia spp., pertanto, è preferibile utilizzare una PCR generica per la ricerca di Babesia spp, che includa la maggior parte delle specie di Babesia ad oggi conosciute.
Nelle forme croniche con bassa parassitemia, sono possibili risultati FN, pertanto, è preferibile usare l’aspirato splenico come campione.
La PCR risulta utile per verificare la guarigione post terapia, ed anche in questo caso è preferibile campionare l’aspirato splenico.