La dimostrazione dell’invasione batterica nei tessuti è un elemento chiave, in particolare nei casi di colite istiocitaria ulcerativa (HUC) associata a E. coli aderente-invasivo.
Ad oggi, la tecnica di riferimento è la FISH (Fluorescence In Situ Hybridization), che permette di visualizzare direttamente il batterio all’interno del tessuto. Tuttavia, nella pratica quotidiana, questa metodica presenta alcune criticità operative che ne limitano l’utilizzo diffuso:
- richiede strumentazione dedicata (microscopia a fluorescenza)
- comporta costi elevati
- può risultare complessa nell’interpretazione
- presenta limiti nella stabilità del segnale nel tempo
Il contributo dell’immunoistochimica
L’immunoistochimica rappresenta un’evoluzione concreta, capace di mantenere l’efficacia diagnostica della FISH, superandone al contempo i limiti pratici.
Attraverso questa metodica è possibile:
- rilevare E. coli aderente-invasivo con elevata sensibilità diagnostica
- identificare il batterio sia all’interno dei macrofagi sia nel comparto extracellulare
- utilizzare strumentazione standard già presente nei laboratori di istopatologia
- garantire maggiore accessibilità e riproducibilità del dato
- archiviare i preparati e riesaminarli nel tempo
I dati disponibili in letteratura mostrano come l’IHC sia in grado di identificare E. coli aderente-invasivo in tutti i campioni già positivi alla FISH, confermandone l’affidabilità e l’applicabilità nella routine diagnostica.
Quando considerare l’esame
L’immunoistochimica per AIEC trova indicazione in diversi contesti clinici, in particolare quando è necessario aggiungere un livello di approfondimento alla valutazione istologica.
Può risultare utile in presenza di:
- coliti croniche, soprattutto nei quadri compatibili con HUC
- sospetto di infezione da E. coli aderente-invasivo
- necessità di dimostrare la localizzazione intracellulare del batterio, elemento determinante per la diagnosi
Un’informazione diagnostica più accessibile e integrabile
L’introduzione di questa metodica consente di integrare l’indagine microbiologica direttamente nel contesto istopatologico, offrendo un’informazione più completa senza ricorrere a tecniche più complesse o meno disponibili.
Si tratta di uno strumento che permette di rafforzare il percorso diagnostico nei casi più articolati, mantenendo un equilibrio tra accuratezza, accessibilità e possibilità di revisione nel tempo.
Per chi desidera approfondire gli aspetti scientifici della metodica e le sue applicazioni nella diagnosi di E. coli aderente-invasivo, è disponibile l’articolo di riferimento in letteratura.